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Giovan Battista Carducci

Giovan Battista Carducci, nato a Fermo l'8 febbraio 1806 da Francesco Carducci e da Maria Marinelli, se dalla natura non ereditò vantaggiose condizioni di fortuna, ebbe tuttavia il dono di una ferrea volontà e di una mente agile ed aperta agli ideali supremi della bellezza e dell'arte.

Cercò di educarsi con le proprie forze, nutrendosi di buoni studi classici e coltivando il suo gusto estetico attraverso un'applicazione solerte ed appassionata alle discipline del disegno e della musica.

Condottosi nel 1826 a Milano, oltre alla facoltà di matematica e fisica nel Politecnico, frequentò quella dell'architettura nell'Accademia di Brera.

Nel 1830 scese a Roma allo scopo di accrescere il patrimonio delle proprie cognizioni e di consolidare le basi della sua cultura artistica.

Nell'Urbe, quantunque non s'inscrivesse ad alcun Istituto di Belle Arti, con l'esaminare e con il riprodurre i vetusti monumenti, come nel '400 avevano fatto il Brunelleschi e Donatello, col frequentare le biblioteche e con l'entrare in familiarità con artisti e scienziati, poter aggiungere quella maturità che ben presto lo elevò in grande fama di architetto geniale, di elegante pittore ornatista, di dotto archeologo, di esperto nelle scienze esatte ed economiche, di buon intenditore, di meccanica e arte militare.

I viaggi, compiuti nelle città di Ascoli, Perugia, Viterbo, Assisi, Ravenna, Siena, Firenze e Venezia, non fecero altro che potenziare la sua sensibilità artistica e quella vasta cultura che avrà a procurargli più tardi attestati di stima in nomine onorifiche presso nazioni straniere, fra cui ambito il titolo di cavaliere dell'Ordine equestre del Belgio, a procacciargli cariche nella città natale e nella regione e diplomi di Istituti e di Accademie, ad assicurargli cospicui guadagni.

Il lucro però gli servì solo di mezzo per aprire alla mente, avida di sapere, più ampio orizzonti, per allestirsi una pinacoteca che arricchì pian piano di oltre quattrocento opere e di un migliaio di stampe, incise dai più valenti bulini per soddisfare al prepotente bisogno di prodigarsi in fattive opere di beneficenza e d'istruzione.

Nei fatidici anni 1848 e 1849 appartenne allo Stato maggiore dell'esercito della Repubblica romana ; nel 1856 fu nominato socio corrispondente dell'Accademia filelfica di Scienze, lettere ed arti; nel 1863 ispettore degli Scavi e monumenti; nel 1864 membro della Deputazione di Storia patria per la Toscana, l'Umbria e le Marche; nel 1872 socio onorario del Collegio dei costruttori italiani; nel 1877 consigliere della Commissione governativa conservatrice dei Monumenti e Oggetti d'arte .

Nel 1860 si trovò a far parte della Commissione amministrativa provinciale per provvedere all'ordinamento del Reale Liceo istituto a Fermo, capoluogo di provincia, in sostituzione della soppressa Università degli Studi.

Nel 1861, avvenuta, secondo il decreto Valerio, la trasformazione dell'Opera Pia Montani, per dare agli studi un carattere scientifico, quale occorreva agli sviluppi industriali di una nazione unificata, fu chiamato ad istituire e dirigere quella Scuola e, sentendo l'alito dei tempi nuovi, ebbe a compilare un progetto inteso a dare alla Scuola stessa, oltre all'essenziale fisionomia tecnica, un indirizzo artistico.

Il progetto per l'insegnamento teorico - pratico dei mestieri e scienze applicate, belle arti e musica fu discusso ed approvato all'unanimità dal Consiglio comunale il 26 luglio 1861.

Ma la nuova Scuola nel 1863 si spogliò delle forme indicate dal Carducci e assunse invece la funzione e il titolo di Istituto di Arti e Mestieri per le Marche

Negli anni 1862 e 1870 l'esimio architetto, appassionato delle ricerche archeologiche, mediante degli scavi operati su alcuni poderi in territorio di Falerone, dissotterrò e raccolse vari cimeli antichi fra i quali una lucerna bronzea a tre bracci, una cista con coperchio decorato da un fregio vendemmiale, una elegantissima lastra marmorea mon�peda, una testa di Giove di scuola attica, un Bacco in marmo e un Apollo sauroctono appartenente al periodo ellenistico.

Ebbe a fondare nella sua Villa di S. Filippo, a Magliano di Tenna, una Scuola pratica di agricoltura e, un anno prima di morire, volle lasciare un magnifico attestato della propria generosità.

Mediante il testamento olografo del 28 aprile 1877, erogò le rendite del suo vistoso patrimonio immobiliare per la concessione di due pensioni annuali a favore di giovani del Circondario di Fermo, dedicati agli studenti agrari, e di tre borse di studio a favore di alunni delle Università o Accademie del Regno; per la costituzione di premi biennali di incoraggiamento alle Scienze e alle Arti, da aggiudicarsi, mediante concorso nazionale, dall'Accademia  dei Lincei e dall'Accademia di S. Luca di Roma; per un'annua sovvenzione alle Società Operaie circondariali; per un assegno alla festa commemorativa solita a celebrarsi nella Villa S. Filippo il 26 maggio di ogni anno.

Un esemplare in bronzo, tuttora esistente, delle medaglie che accompagnavano i premi nazionali, reca nel recto il profilo del Carducci con la scritta: Ioannes Baptista Carducci - architectus - domo Firmo e nel verso, dentro una corona di alloro, l'iscrizione: Praemia - doctrinae et artium bonarum - ex test.

L' "Opera d'istruzione e beneficenza Carducci", eretta in ente morale nel 1883 e regolata da apposito statuto, cominciò a funzionare nel 1885, ma il piano filantropico, voluto dal testatore, venne modificato e, più tardi, anche frustrato mediante la vendita dei beni immobili, di modo che le rendite del capitale, convertito in titoli, ridotte ai minimi termini, non sono sufficienti a garantire congrui sussidi.

Il benefico mecenate morì il 27 marzo 1878. Compiuti i funerali, dopo l'elogio tessuto dal marchese Filippo Raffaelli direttore della civica Biblioteca di Fermo, venne sepolto nella chiesa di S. Filippo, annessa alla villa, restando così per sempre col corpo là dove con lo spirito si era immerso in un mondo di sogni d'arte e si aveva procurata tanta gloria.

Nella chiesa gli venne eretto un monumento in stile rinascimentale; sul basamento dell'urna classica, che reca, al centro di una ghirlanda di fogliame, il busto marmoreo del defunto, modellato dallo scultore fermano Salomoni, tra due cornici di iscrizione, dettata dall'avv. Giuseppe Fracassetti, che riassume tutta la personalità del chiarissimo artista.

"Ricco d'ingegno povero di fortuna si adusò si istruì da sè stesso - ornatista ingegnere architetto raccomandò a molte opere il suo nome - scavò vari cimeli lasciò manoscritta la storia delle origini di Fermo sua patria che dimostrò etrusche - di animo liberale fu caldo operoso nel Risorgimento politico d'Italia - frutto dei suoi studi e di saggia economia si compose buon patrimonio che legò alla gioventù studiosa - morì in questa sua villa il 27 marzo del 1878 in età di anni 72".

 

 

Tratto da  : F. Maranesi, Giovan Battista Carducci architetto fermano, Fermo  1959